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WRITER INTERVIEW: MICHAEL MARINI

Artwork by Jacopo Paoletti

Lui è Michael Marini, classe 1992, livornese con una grande passione per la scrittura e la musica. Il suo primo libro s’intitola “Instabili”, edito da Echos Edizioni, e i suoi aforismi sono schietti, sinceri, crudi e danno sfogo ai suoi dubbi, alle paure, al buono e al cattivo tempo degli attimi della vita.

Dicci qualcosa di te e del tuo percorso artistico: come nasce la tua passione per la scrittura?

“Mi chiamo Michael Marini, per gli amici “Nero” o “Mike”. Sono nato a Livorno nel 1992, in un agosto torrido, così narrano le storie di mia madre. Sono sempre stato un tipo curioso, ma che non lo ha mai dato tanto a vedere. Fin da piccolo sono sempre stato attratto da quello che non capivo, cercavo di ascoltare e comprendere, di guardare fino in fondo. Il problema è che io e quest’ultima espressione, “fino in fondo”, non siamo mai andati d’accordo. Fino a quando mi sono ritrovato con l’apertura mentale e la maturità giusta per avere un rapporto con la letteratura. E questo è successo quando avevo circa 21 anni ed ero alle prese con la prima esperienza lavorativa in una fabbrica. Era passato un sacco di tempo dall’ultima volta che avevo preso un libro in mano. Forse è stata la frustrazione derivante dal sopravvivere in quel mondo che non mi piaceva affatto, forse la voglia di esplorare in miglior modo la mia persona, so solo che mi ritrovai a macinare libri durante le ore libere. Poi un giorno, accorgendomi di provare in parte le sensazioni e le emozioni che trasmettevano quegli autori che avevo imparato ad ammirare così tanto, mi domandai: “Perché non posso provarci anche io a buttare giù qualcosa?”.  Così fu.

Inizialmente mi cimentai nella scrittura di racconti orribili, privi di un qualsiasi stile decentemente personalizzato. Ricordo ancora la prima raccolta che misi in piedi, rifiutata (giustamente) dagli editori. Con il passare del tempo, però, iniziai ad aggiustare il tiro, e così iniziai a buttare giù qualche lavoro che mi lasciava parzialmente soddisfatto. E tutt’ora continuo.

Adesso scrivo anche poesie e romanzi, che ancora non hanno visto una pubblicazione con il mio nome, a differenza di tre miei racconti che sono stati messi insieme per la realizzazione di “Instabili”, libro edito dalla Echos Edizioni che tratta le storie di tre giovani livornesi che cercano di sopravvivere e non affogare nella piscina di squali che è questa epoca.”

michael marini

Dove trovi ispirazione per scrivere?

“Nel mio vivere e in quello degli altri. O meglio del mio vivere in relazione a quello degli altri. Può nascere una storia anche guardando una ragazza che rifiuta un ragazzo, due che si scazzottano o un anziano signore su una panchina. Oppure vivendo queste esperienze e oltre in prima persona. Mi sono sempre ritenuto fortunato essendo nato in una città come Livorno, che, paesaggisticamente parlando, può donare a un artista qualcosa di straordinario. Per non parlare della livornesità, dell’essere contro a tutto e a tutti, dell’essere una contraddizione vivente. Sì, perché il livornese ama la sua città e subito dopo ci sputa sopra perché lo costringe a una vita grama, provinciale. Almeno, questo mi succede. E, potrete non crederci, ma mi è stato ed è tutt’ora di grande aiuto questo fattore quando scrivo. Ricordo sempre a me stesso che da situazioni simili sono nate grandi cose. Nemmeno l’angolo più remoto e inutile del mondo deve essere sottovalutato.”

michael marini

Penna stilo Vs tastiera: chi vince per te?

“Be’, è una lotta dura questa. La tastiera – dalla macchina da scrivere al computer – è sicuramente qualcosa di ormai indispensabile per chi vuole scrivere. Ad oggi è quasi impossibile pensare di attuare la stesura di un articolo di giornale, di un pezzo per un blog, di un racconto, di una lettera o di un romanzo completamente a penna. La nostra è l’era dell’affanno e del rincorrere il tempo, non ci sarebbero i ritmi giusti. La stilo però ti riporta a tu per tu con i pensieri, la tua mano è collegata alla mente e al cuore, è pura esplosione spirituale e artistica. Direi proprio che vince la stilo, il classico non può mai morire, ne abbiamo bisogno. Io la uso solitamente per scrivere poesie, quando sono in giro mi porto spesso una penna e un piccolo taccuino in tasca, nel caso avessi qualche idea da trascrivere. Quando succede è qualcosa di magico. Anche se la tradisco troppo spesso per la tastiera. La mia pigrizia ogni tanto mi porta a questo. La carne che vince sullo spirito.”

Cosa pensi dei social?

“Sarò breve e coinciso. I social sono stati un’ottima idea. In teoria, sarebbero strumenti utilissimi per rimanere in contatto con persone care, discutere dei propri interessi, mantenersi aggiornati con l’attualità e la cronaca. Se poi sono diventati per il 60% (e forse con questa percentuale sono troppo buono) una pattumiera di falsità carica di odio e stronzate, e una vetrina per narcisisti privi di qualsiasi coscienza sociale, quello è solo colpa di chi li usa. Sento troppo spesso addossare le colpe del degrado che fa parte della nostra realtà ai social network – senza una degna argomentazione. Basta una domanda per far riflettere: se una persona ubriaca fradicia si mette alla guida e coinvolge altri guidatori in un incidente, la colpa è della macchina o dell’ubriaco?”

Che cosa si prova ad avere la capacità di sfogarsi, di aprirsi e di buttare nero su bianco i propri pensieri?

“Non saprei dire particolari sensazioni che si provano nell’esprimere le proprie idee su di un foglio o uno schermo bianco. Mi viene con talmente tanta naturalezza che neanche ci faccio più caso. Probabilmente è il sentirsi naturalmente sé stessi la cosa più bella e concreta dell’arte, non solo della scrittura.”

michael marini

Se tu dovessi scrivere un aforisma che riassume in poche righe ciò che sei davvero, cosa verrebbe giù?

“Ne ho scritto uno nemmeno troppi giorni fa, molto riassuntivo ma può rendere l’idea:  Quanti scrittori ci sono e quanto si sente importante ognuno di questi? Eppure sono una frazione di un milione. Per raggiungere gli scopi, evidentemente, bisogna sentirsi sopra gli altri. Ecco perché non combino mai un cazzo.” “.

Il tuo scrittore preferito e il tuo libro preferito.

“Così su due piedi, direi che Irvine Welsh si è affermato come il preferito tra i preferiti. A parte uno o due rari flop, la sua capacità di riuscire a dar vita a ogni personaggio in modo così credibile e approfondito mi ha colpito e influenzato. Anche se devo dire che insieme a lui, convivono sul podio Bukowski ed Hemingway. Il primo mi ha mostrato che per scrivere c’è bisogno di un’anima oltre che al talento, l’altro mi ha fatto capire cos’è veramente, il talento. Il mio libro preferito è sicuramente “Viaggio al termine della notte” di Louis-Ferdinand Céline, il giusto mix di follia, estro e capacità in un solo romanzo.”

Qual’è il posto perfetto per iniziare a scrivere?

“Sicuramente un posto dove niente o nessuno viene a romperti le scatole. Il mondo deve essere assorbito e rigettato sul foglio. C’è necessità che stia fuori però, il mondo, quando ciò avviene. Per me quel posto è la mia camera. Mi sento protetto dalla mia sedia, dalla mia piccola scrivania e dal mio computer. E questo mi basta.”

michael marini

Dimmi 5 cose che ami e 5 cose che odi. 

Cosa odio: 
– I radical chic
– Le donne/gli uomini che si credono inarrivabili (c’è sempre qualcuno migliore di voi) 
– Chi giudica 
– Il disinteresse verso l’essere ignoranti 
– Chi non beve per scelta morale

Cosa amo: 
– L’alcol 
– Il buon cibo 
– Il mare 
– Le donne sincere 
– La fragilità umana

Il tuo rapporto con la musica: che tipo di musica ascolti? Ascolti musica quando lavori ad un nuovo progetto?

“L’amore per la musica è nato prima di quello per la letteratura. Ho iniziato ad appassionarmi alla musica dall’età di 13 anni, quando il pop-punk dei Green Day prima e il punk crudo e nudo dei Pistols poi, mi entrarono dentro come una lama infilata tra le costole. Con il tempo i miei ascolti si sono evoluti, fino ad arrivare ad una cultura musicale abbastanza vasta, che spazia dal blues al cantautorato italiano, passando per la psichedelica dei Pink Floyd, i Led Zeppelin, Tom Waits e tanti altri ancora. A seconda di cosa scrivo, ogni tanto, lascio correre qualche disco nello stereo e mi lascio trasportare dalle note e dalla voce di turno. Accade soprattutto quando mi cimento nella stesura di versi.”

Hai mai distrutto un tuo lavoro volontariamente? 

“Sì, mi è capitato diverse volte. Anche se alcuni aspetti li ho sempre salvati e riutilizzati magari fondendoli con altre idee.”

Qual’è la cosa più grande che vuoi fare nella tua vita?

“Il sogno più grande sarebbe riuscire a realizzare due obiettivi, chiamiamoli così, attraverso la mia scrittura. Il primo è riuscire a vivere decentemente con questa arte. Non me ne vogliano i puristi della cultura che rifiutano qualsiasi arrivismo economico, ma il lavoro è ciò da cui cerco di scappare. D’altronde la passione diventa passatempo se bisogna concentrarsi su altro nel tempo. Il secondo obiettivo, quello vero, quello non ironico, è quello di riuscire a lasciare un segno nella popolazione. Vorrei che le persone piangessero, ridessero, si disperassero leggendo una mia opera. E desidererei che ognuna di quelle persone ricordasse per sempre quel momento. La letteratura può salvare qualcuno facendolo riflettere o facendolo sentire capito. La letteratura può migliorarti la vita. Con me l’ha fatto, quando ero un pivello costretto a lavorare 46 ore a settimana rinchiuso in un capannone bollente. Oltre a non capire la vita stavo anche morendo d’amore in silenzio, e quando incontrai un Henry Chinaski che faceva tanto sesso sentendosi sempre solo e inopportuno, oppure un vecchio che leggeva romanzi d’amore uscito dalla fiabesca invenzione di Sepulveda, intuii che ero qualcosa di più di un cane randagio abbandonato dal favorevole destino. Ecco cosa voglio fare, in parole semplici: voglio salvare la gente.”

Vi lasciamo con un aforisma e un estratto del libro “Instabili” di Michael.

Disidratazione

Erano notti bagnate

dal non esser capiti

e seccate dal bere

per dimenticare

l’esser soli tra i troppi.

Instabili di michael marini

Tratto dal racconto “Final Match”, contenuto in “Instabili”

“Tutto quello era il segnale che, se il fondo non era stato toccato, poco ci mancava.
A venticinque anni, oltretutto. Come si faceva? Quando girava per la città, Gioele non vedeva altro che persone felici, contente, nonostante vivessero situazioni simili alla sua.
Questo, non lo concepiva. E faceva bene, in fondo.
Le strade sono un via vai di mascheroni mal fatti che coprono la stupidità e l’incoscienza delle persone. Falsità, prima di tutto.
Non c’è più niente di reale, ormai, da anni: pensateci.
Riflettete per bene.”

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