Art|Design

INTERVIEW: NICO MARINI

Nico Marini nasce a Livorno il 22 Giugno 1992. Appassionato d’arte fin dalla gioventù, ha studiato al liceo artistico F. Cecioni di Livorno.
Successivamente si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Firenze dove nel Luglio 2016 consegue la laurea in Grafica d’arte. Attualmente frequenta il corso di specialistica in progettazione e cura degli allestimenti artistici, sempre all’Accademia.

Durante l’ultimo anno della triennale ha creato una serie di lavori (presentati alla tesi di laurea), che lo contraddistinguono nel design artistico attuale, inventandosi uno stile ed un’identità artistica propri.
Le opere, piene di significato e completamente astratte; provocano un esplosione di fantasia e di emozioni nella mente dell’osservatore. Lo scorso anno ha partecipato a varie collettive nell’ambito livornese, vincendo premi tra cui, il premio per la Fondazione Livorno.

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(Nico Marini, Rovi Benpensanti)

Come nasce la tua passione per l’arte?

“La passione nasce un po’ come per tutti, da piccoli, facendo dei disegni. L’influenza più grande viene da mio nonno, che è  pittore e dipinge da 50 anni. Oltre alla sua influenza, ho comunque sviluppato un mio interesse personale.”

Sei autodidatta o hai intrapreso degli studi?

“Ovviamente da piccolo non mi aveva insegnato nessuno, e quando ho dovuto decidere che liceo intraprendere ho scelto l’artistico, dopo di ciò mi sono trasferito a Firenze e ho iniziato l’accademia di belle arti, e ora sto facendo la specialistica che diciamo esula da tutto quello che ho fatto finora perché non è più di grafica, ma riguarda progettazione e cura degli allestimenti artistici in modo da sviluppare anche l’aspetto di allestimento.”

… e quindi sai dirmi quali sono i tuoi obiettivi dopo la specialistica?

“Certo. Direi che come tutti quelli che intraprendono questo percorso l’obbiettivo è quello di diventare un artista a tutti gli effetti e vivere di quello. Però sto studiando per trovare altri rami più reali, diciamo; comunque si sa, nell’arte non è facile sfondare. In ogni caso mi piacerebbe molto rimanere in questo campo.”

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(Nico Marini, Migrazioni )

I tuoi artisti preferiti? Qualcuno che ti ha condizionato in qualche modo?

“Ok… allora faccio una premessa. Io penso che in ogni periodo della vita c’è qualcuno che influisce sul tuo percorso, per esempio inizialmente mi piaceva l’espressionismo astratto, quindi i primi disegni erano dei volti o comunque figure realistiche. Poi, iniziando a studiare storia dell’arte, piano piano mi sono appassionato a Picasso e ho iniziato a cimentarmi con l’ astratto, pur sempre un po’ figurativo. Dopo studiando all’accademia mi sono appassionato ad artisti informali, Action Painting americana, espressionismo astratto e così via. Quindi per risponderti partiamo da Picasso che è il mio preferito, poi Pollock… tutti punti di riferimento principali diciamo; mentre adesso gli artisti che ora mi ispirano maggiormente possono essere Manzoni, Franz Kline, Yves Klein. Adesso sto studiando i contemporanei quindi sicuramente troverò nuovi potenziali artisti preferiti. “

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(Yves Klein, blu di Klein 1956)

Invece c’è qualche artista che odi? Che proprio non puoi vedere?

“Eh, qui ci devo pensare un po’, perché sai in fondo tutti gli artisti hanno i loro lati positivi; però quelli che mi piacciono di meno sono i “furbi”, quelli che magari non hanno le capacità di trasmettere niente graficamente, e allora si buttano su performance concettuali, pur non sapendo  neanche le basi della storia dell’arte. Ora un nome in particolare non te lo so dire, non mi piace particolarmente la pop art giapponese, con tutti questi colori sconclusionati, i manga, che messi nei libri di storia dell’arte mi irritano un pochino. Dovremmo differenziare l’arte “vera” dalla grafica dei fumetti.”

Come pensi che si sia evoluto il tuo modo di fare e di pensare, durante il tuo percorso artistico?

“Come dicevo prima in diverse fasi, e l’ultima è stata questa, diciamo illuminazione prima della tesi, studiando gli artisti del novecento ho avuto un’idea che mi ha portato a sviluppare queste forme astratte, riprese dalla natura, per esempio: per disegnare una foresta parti dal bozzetto e poi sintetizzi, finché non rimane altro che la forma essenziale, quella che va a formare la composizione. Poi vabbè ho creato la mia struttura, grazie alle tecniche di grafica come calcografia sperimentale e xilografia usando carta di riso o similare; cercando di eliminare i soliti supporti per fare qualcosa di un po’ diverso. Ispirato parzialmente dall’arte giapponese, non pop art ovviamente.”

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                (Franz Kline, 1961)

Parlando delle tue esposizioni: osa non tolleri in fase espositiva?

“Per ora, con le poche esperienze che ho avuto, penso che non sai mai a cosa vai in contro quindi è fondamentale trovare gli allestitori giusti; già questo sarebbe il massimo. Non mi piace quando in una mostra collettiva mi mettono accanto a degli artisti che per me sono scarsissimi, che magari per tante persone è una buona cosa, ma per me, essere associato a qualcuno che dipinge cose che non mi piacciono e che magari non avevo mai visto ne conosciuto fino a quel momento mi irrita un po’.”

Parliamo di musica. Cosa ascolti mentre dipingi e nel tuo tempo libero?

“Non sempre ascolto la musica mentre lavoro. Prima la usavo di più quando dipingevo di getto. La musica aiuta in questi casi. Adesso invece, faccio un po’ il processo opposto, quindi prima calcolo come deve venire la composizione, poi viene il bozzetto, in seguito la realizzo e la stampo. In questo caso la musica mi serve più come distrazione.. Tranne se metto David Bowie che è speciale per me, e più che ispirarmi mi rilassa in ogni situazione. Anche un Sinatra mi piace molto mentre dipingo, mi fa lavorare bene e veloce; non come il blues che magari mi addormenta sulla scrivania.”

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(Nico Marini, Erranti)

Puoi scegliere un personaggio famoso, vivo o morto, con cui andare a cena. Chi è?

“Ora mi metti un po’ in difficoltà, perché cenare con Bowie sarebbe proprio un sogno che diventa  realtà, sopratutto ora che è morto da poco ci terrei come non mai, anche lui si intendeva di arte e cose del genere, però ammetto che ora come ora, un incontro con Piero Manzoni mi servirebbe molto a crescere come persona; è morto così giovane e ha fatto delle cose veramente da fuori di testa.. Penso che saprebbe sicuramente dirmi qualcosa per cambiare un po’ il metodo di lavoro che ho ora, in modo da emergere fra tutti gli artisti contemporanei.”

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(Piero Manzoni, Merda d’artista 1961)

Dove ti piacerebbe vedere appesi i tuoi quadri? Sogna quanto vuoi.

“Sogno quanto voglio… Sai per esporre al Moma o sei morto, o sei veramente troppo famoso, quindi è poco realistico. In realtà mi piacerebbe esporre in delle gallerie  tipo White Cube, Swatch gallery a Londra, dove una volta entrato, vuol dire che sei arrivato all’apice dell’arte contemporanea.”

Cosa pensi che serva per arrivare ad una nuova avanguardia, storica e artistica?

“A mio parere, tutti gli artisti si dovrebbero aprire di più al mondo attuale, specialmente noi usciti da un’accademia che siamo un po’ chiusi mentalmente; siamo abituati a disegnare dal vero, a fare il realistico o l’astratto, ma comunque rimanendo sulla tela o sulla stampa, anche l’installazione… si, è attuale, ma non è una cosa nuova; ormai è 20 anni che si fanno le installazioni… anche 40 anni forse.”Ci vorrebbe qualcosa di veramente innovativo, e penso che la cosa più innovativa che potremmo fare, e che magari qualcuno sta già facendo, è cominciare a lavorare con la tecnologia, con le cose che ci circondano ora: non parlo di disegni al computer, ma magari usare di più il montaggio, anche dal telefono, la robotica forse ci può aiutare, poi non saprei… comunque in sostanza unire la scienza con all’arte e fare cose più futuristiche, trovare quel connubio perfetto che ancora non c’è.”

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(Nico Marini, Studio n 1)

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